Ferie non fruite dai docenti: vanno pagate? Le decisioni del giudice

Nel mondo del diritto del lavoro, si parla di ferie non fruite per indicare dei giorni che spettavano al dipendente ma che non avendole godute, non andrebbero pagate. La regola vale anche per i docenti, anche se molte pronunce di tribunale hanno stabilito che il mancato godimento non sempre può rimanere non pagato.

Il divieto di monetizzazione le ferie non godute dei docenti non si applica allorquando il mancato godimento non dipende dalla volontà del lavoratore. A ribadire ciò in più di una occasione sia la Corte Costituzionale che la Corte di Giustizia Europea.

La posizione della Corte Costituzionale

Come poc’anzi anticipato è stata la Corte Costituzionale in più sentenze a ribadire come il divieto di monetizzazione delle ferie non fruite possa ricevere qualche eccezione in alcune date circostanze. Tale mancato versamento vale solo se è il lavoratore di sua sponte a non voler godere dei giorni spettanti per legge. Il che significa che se un insegnante nel caso di sospensione delle lezioni non richiede il godimento delle ferie, all’interno della liquidazione dell’indennità sostitutiva tali giorni saranno tolti al monte ferie spettante.

Questo vuole dire che un docente che interrompe l’attività lavorativa e non gode delle ferie non per sua volontà ha diritto a vedersi monetizzare i giorni di sospensione. I casi di cui in esame sono i seguenti: supplenze o quantomeno breve periodo di lavoro, incarichi annuali, malattia, maternità ed 9gnj altra situazione in cui l’assenza è obbligata da una data circostanza. Rientrano nel novero anche tutti quegli altri casi in cui la mancata fruizione non sia riconducibile al dipendente.

Per coloro che invece sono detentori di un contratto a tempo indeterminato o di un contratto in scadenza il 31 di agosto, il detto a fruire delle ferie esiste, ma non esistono invece casi in cui sia possibile vedersela pagate qualora non dovessero goderne. Questo eccezion fatta qualora il contratto non sia cessato anteriormente ai mesi di luglio e agosto. Le regole sino ad ora espletate oltre a valere per i docenti, si applicano anche per il personale con contratto al 30 giugno o assunto per brevi periodi. Anzi in questi casi viene anche considerata non legittima, ogni tipo di circolare che stabilisce regole o indicazioni per il collocamento in ferie d’ufficio durante i giorni di sospensione delle lezioni.

Ipotesi di cessazione dal servizio in pieno anno scolastico

Ma cosa accade qualora l’insegnante interrompa il servizio in pieno anno scolastico (ma per motivi non accaduto all’improvviso)? In questo caso, stando alla normativa vigente, alla prassi e ai precedenti giurisprudenziali,  vengono considerate valide le cosiddette tempistiche minime. In pratica è un lasso di tempo dato al lavoratore per organizzarsi e poter beneficiare delle ferie non fruite. Viene da sé quindi che se il contratto cessa ad anno ancora il corso, il docente non avrà modo di beneficiare di tutte le giornate di sospensione. Così in una simile ipotesi, al fine di stabilire le ferie e fruirne, la legge prevede esclusivamente di abolire dal monte delle ferie, i giorni già intercorsi di sospensione che il docente avrebbe dovuto avere a suo vantaggio. Se nel fate questo calcolo, avanzano ancora giorni di ferie, essi verranno necessariamente monetizzati.

È attualmente in vigore il principio per il quale non si dovrebbero indennizzare i giorni in cui il docente avrebbe potuto beneficiare delle ferie, anche se non ha provveduto a richiederle.

La posizione della Corte Europea

Come abbiamo avuto modo di spiegare, anche la Corte Europea si è espressa a riguardo confermando i casi in cui bisogna monetizzare le ferie non godute. E così ha chiarito che le ferie non godute vanno pagate nel caso il cui il docente avrebbe potuto usufruire delle ferie ma il rapporto di lavoro è cessato prima che potesse. Pertanto non è nemmeno importante il motivo in cui cessa il rapporto di lavoro.

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